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	<title>coronavirus &#8211; Irene Cao</title>
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	<title>coronavirus &#8211; Irene Cao</title>
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		<title>ripartire</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2020 11:06:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In questo periodo si legge di più.So addirittura che alcune persone, per la prima volta nella loro vita, si sono avvicinate alla lettura e hanno letto un libro intero.E magari in quel libro hanno trovato ascolto, conforto, speranza, gioia, evasione, libertà. Qualcosa del genere è capitato anche a me, rileggendo un libro che avevo letto ...</p>
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<p>In questo periodo <strong>si legge di più</strong>.<br>So addirittura che alcune persone, per la prima volta nella loro vita, si sono avvicinate alla <strong>lettura</strong> e hanno letto un libro intero.<br>E magari in quel libro hanno trovato ascolto, conforto, speranza, gioia, evasione, libertà.</p>



<p>Qualcosa del genere è capitato anche a me, rileggendo un libro che avevo letto all’età di quattordici anni, ma di cui allora avevo compreso ben poco. Rileggerlo adesso è stato un po’ come leggerlo per la prima volta. Un <strong>libro italiano</strong>, di cui non voglio svelare il titolo, ma i più bravi di voi potrebbero indovinarlo, sapendo che quel “piccolo libro” ha venduto 16 milioni di copie in tutto il mondo e, attraverso una potente voce femminile, ha saputo parlare al cuore della gente.</p>



<p>Ecco, di tutto questo periodo di reclusione forzata voglio portare con me queste note allegre.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img src="https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/leggere-un-libro-in-casa1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-3857" srcset="https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/leggere-un-libro-in-casa1-1024x683.jpg 1024w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/leggere-un-libro-in-casa1-300x200.jpg 300w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/leggere-un-libro-in-casa1-768x512.jpg 768w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/leggere-un-libro-in-casa1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/leggere-un-libro-in-casa1-2048x1365.jpg 2048w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/leggere-un-libro-in-casa1-600x400.jpg 600w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/leggere-un-libro-in-casa1-500x333.jpg 500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h4>il tempo del coraggio</h4>



<p>Ma ora è arrivato il momento di aprire le porte di casa e uscire. <strong>Ripartire</strong>. Ricominciare.<br>C’è molta preoccupazione a riguardo. “Come farò? Come faremo? Lo Stato c’è ma alla fine non ci aiuta; ho paura che, se riapro, infrango le regole; ho paura che si torni indietro; non so cosa accadrà”: sono solo alcune delle frasi che sento pronunciare di più in questo momento.<br>Dopo l’obbedienza, dopo la paura, è arrivato il tempo del <strong>coraggio</strong>. Non possiamo più stare a casa. Dobbiamo uscire. Rimetterci in moto. In sicurezza, certo, ma in moto. Questo tempo ci chiede di essere coraggiosi, forti, pacificamente ribelli, e di non cedere alla rassegnazione, ma di avere fiducia nella nostra capacità di rialzarci.</p>



<h4>come e dove</h4>



<p>Come faremo? Be’, non è sempre necessario sapere <strong>COME</strong>. Piuttosto, sarà importante sapere <strong>DOVE</strong>.<br><strong>Dove voglio andare</strong>? È la domanda che mi sto facendo di più in questo periodo e a cui sto cercando di dare una risposta. E so che solo sperimentando, stando nella vita, potrò dare una risposta a quel DOVE. Non si tratta di un <strong>DOVE</strong> soltanto <strong>geografico</strong>, ma di un DOVE che ha a che fare con lo spazio dell’<strong>anima</strong>.<br><strong>In quale direzione voglio dirigere la mia vita</strong>? Voi ve lo chiedete ogni tanto?<br>È una domanda scomoda, lo so, ma necessaria.<br>Dare una risposta e agire di conseguenza sono azioni che richiedono coraggio.<br>A volte ci sembra di avere il buio davanti.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img src="https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/strada-stelle-e1490695143485.jpg" alt="" class="wp-image-3858" srcset="https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/strada-stelle-e1490695143485.jpg 500w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/strada-stelle-e1490695143485-300x208.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></div>



<p>Però immaginate un’automobile che viaggia nella <strong>notte</strong>. I fari ti consentono di vedere fino a <strong>60 metri</strong> davanti a te e tu puoi percorrere tutta la distanza che c’è tra te e la tua destinazione guidando nell’oscurità, perché tutto quello che devi vedere sono i 60 metri successivi.<br>Questo è il modo in cui la vita tende a svolgersi sotto i nostri occhi. Se confidi nel fatto che dopo i primi 60 metri ti si riveleranno i successivi 60, e così via, la tua vita procederà e alla fine ti porterà alla destinazione che vuoi.<br>Per citare una frase famosa:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>&#8220;Fai il primo passo nella fede.<br>Non hai bisogno di vedere l’intera scalinata,<br>ti basta fare il primo passo.&#8221;</p><cite>martin luther king (1929-1968)</cite></blockquote>



<p>L’importante, però, è sapere <strong>DOVE</strong> vogliamo andare, nello spazio fuori da noi e, prima ancora, in quello dentro di noi.<br>Perciò, ora ripartiamo, disponiamoci a ripartire, con o senza aiuti.<br>Ma sapendo bene in che <strong>direzione</strong> andare, con <strong>coraggio</strong> e <strong>fiducia</strong> totale nella Vita.</p>



<p>Fate una <strong>LISTA</strong> delle cose che volete, iniziando da quelle più semplici e apparentemente più stupide.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img src="https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/Irene_mano-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-3861" srcset="https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/Irene_mano-1024x576.jpg 1024w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/Irene_mano-300x169.jpg 300w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/Irene_mano-768x432.jpg 768w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/Irene_mano-1536x864.jpg 1536w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/Irene_mano-500x281.jpg 500w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/Irene_mano.jpg 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Io stamattina ho fatto la mia, senza un ordine logico, ma scrivendo le prime cose che mi venivano in mente. Eccola, non mi vergogno a mostrarvela:</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img src="https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/LISTA-1024x883.jpeg" alt="" class="wp-image-3868" srcset="https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/LISTA-1024x883.jpeg 1024w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/LISTA-300x259.jpeg 300w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/LISTA-768x663.jpeg 768w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/LISTA-1536x1325.jpeg 1536w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/LISTA-500x431.jpeg 500w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/LISTA.jpeg 1587w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Spero di essere riuscita a farvi ridere un po’ sul finale.<br>Ma, vi prego, non dimenticate quello che vi ho detto prima della lista.</p>



<p>A giovedì prossimo su #fattoreB!</p>
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		<title>amarsi un po&#8217;</title>
		<link>https://www.irenecao.it/blog/amarsi-un-po/</link>
		
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2020 22:27:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Amarsi un po’ è come bere, più facile è respirare, basta guardarsi e poi… avvicinarsi un po’.”Inizia così la nota canzone di Lucio Battisti, Amarsi un po’.Era la primavera del 1977 e in Italia soffiava un vento rivoluzionario. Sette anni dopo, nel 1984, Amarsi un po’ diventa il titolo di un film cult di Carlo ...</p>
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<p>“Amarsi un po’ è come bere, più facile è respirare, basta guardarsi e poi… <strong>avvicinarsi</strong> un po’.”<br>Inizia così la nota canzone di <strong>Lucio Battisti</strong>, <em>Amarsi un po’</em>.<br>Era la primavera del <strong>1977</strong> e in Italia soffiava un vento rivoluzionario.</p>



<p>Sette anni dopo, nel <strong>1984</strong>, <em>Amarsi un po’</em> diventa il titolo di un <strong>film</strong> cult di <strong>Carlo Vanzina</strong>. La storia di <strong>Cristiana</strong> e <strong>Marco</strong>: <strong>lei</strong> bellissima principessa annoiata dall’etichetta, <strong>lui</strong> borgataro elettrauto di umilissime origini. Si incontrano, si scontrano, si amano, percorrendo chilometri di strade batticuore nell’Italia di metà anni Ottanta. Non è il semplice racconto di un amore tra adolescenti, un ventennio prima di Federico Moccia e <em>Tre metri sopra il cielo</em>; in quel film c&#8217;è molto di più, nonostante sia stato completamente bocciato dai critici di allora (e di oggi). Rivedere certe immagini ora regala un misto di nostalgia e sorriso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img src="https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/amarsi-un-po-1024x582.jpg" alt="" class="wp-image-3846" srcset="https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/amarsi-un-po-1024x582.jpg 1024w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/amarsi-un-po-300x171.jpg 300w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/amarsi-un-po-768x436.jpg 768w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/amarsi-un-po-500x284.jpg 500w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/amarsi-un-po.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Marco (Claudio Amendola) e Cristiana (Tahnee Welch) nel film <em>Amarsi un po&#8217;</em> (1984) di Carlo Vanzina</figcaption></figure>



<p><strong>Amarsi un po’ nel 2020</strong>: è possibile? Come è improvvisamente cambiato e come cambierà il nostro modo di amare? Ma anche: come cambierà il <strong>sesso</strong>?</p>



<h4>sesso e amore</h4>



<p>È una domanda che ogni tanto mi faccio, dato che sono emersa nel panorama letterario come “<strong>scrittrice erotica</strong>”, etichetta, questa, in cui non riesco a riconoscermi pienamente, perché spesso finisce per confinare il genere (e chi ne scrive) in un luogo oscuro e apparentemente senza vie d’uscita. Anche per questo, nell’articolo di oggi ho deciso di riproporvi un <strong>monologo</strong> che ho scritto due anni fa per il programma di <strong>Rai Due</strong> “<em>Nemo-Nessuno Escluso</em>”.</p>



<p class="has-drop-cap">“Molti pensano che i miei romanzi descrivano situazioni come lo squirting o pratiche come il bondage, o qualunque altra fantasia sessuale dell’immaginario pornografico.<br>Per questo, secondo i media, io sarei una <strong>scrittrice erotica</strong>, un’etichetta che mi ha confinata in un preciso genere letterario.<br>Solo che la narrativa non ha per forza bisogno di etichette per esprimere il proprio potenziale.<br>La stessa cosa vale per il sesso.<br>Selvaggio, tantrico, sadomaso, estremo. Quanti aggettivi conosciamo per definirlo?<br>Proviamo però a spogliarlo da ogni connotazione e a prenderlo per quello che è. <strong>Sesso</strong>. Una parola che in bocca all’uomo suona in un modo e in bocca a una donna troppo spesso assume un significato diverso.</p>



<p>Eh già, perché se a una donna piace il sesso, se ne parla o addirittura ne scrive, allora subito si accendono fantasie, miti&#8230; che molto spesso, però, sono falsi.<br>Perché migliaia di donne, che hanno letto i miei libri, mi hanno scritto e si sono confidate. E il 90% sapete cosa vogliono? <strong>Essere ascoltate, con tutti i sensi</strong>. Hanno bisogno della “<strong>storia</strong>”, non importa se dura un’ora o tutta una vita. Hanno bisogno di una sessualità dove la <strong>mente</strong> e il <strong>corpo</strong> sono connessi, volendo anche il <strong>cuore</strong>…<br>Vogliono passionalità e non possessione. <strong>Vogliono più abbracci e meno schiaffi</strong> sul sedere, perché gli abbracci, che tanto spaventano (certi uomini), sono più fighi. Fanno bene. E il sesso diventa qualcosa che ti arricchisce, non ti svuota.</p>



<p>E poi <strong>vogliono sentirsi libere</strong>, sempre. Non giuste, perfette, moderne, disinibite. Ma libere. Libere di trovare in loro il valore e la forza a cui ancorare il <strong>rispetto</strong> per quello che sono. Per quello che siamo. Lo squirting o qualsiasi altra pratica erotica è solo un tassello, un’etichetta appiccicata a una realtà più profonda e complessa.<br>Nei miei romanzi il sesso c’è (e in abbondanza), ma sempre come esito di un percorso in cui vige la regola del rispetto dei cuori e dei corpi. È <strong>realismo</strong>, è un incontro di anime, oltre che di corpi, è <strong>consapevolezza</strong>, <strong>onestà</strong>, <strong>rispetto</strong>.<br>Quindi, basta falsi miti sulle donne, che devono essere come quelle dei porno su internet. Come nei romanzi. Quella è finzione.<br><strong>Il sesso, come l’amore, vuole soltanto verità</strong>.”</p>



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</div></figure>



<h4>amare è un atto coraggioso</h4>



<p>Personalmente non sono mai riuscita a scindere sesso e amore.<br>Ho sempre amato, non importa se per un’ora, una notte, una storia. L&#8217;importante è <em>sentire</em>. Ed è un sentire profondo, connesso alle corde dell’anima. Anche Elena, la protagonista dei miei romanzi, <em>ama</em>. E lo fa assumendosi tutti i rischi innescati dal verbo <em>amare</em>.<br>Come ripeto sempre a una mia amica (e un po’ a me stessa), “<strong>amare è un atto coraggioso</strong>”.<br>Dopo il <strong>Coronavirus</strong>, ci vorrà ancora più coraggio, anche solo per <em>amarsi un po’</em>.</p>



<p>Magari giovedì prossimo continuiamo il discorso&#8230;</p>



<p>Per oggi da #fattoreB è tutto!</p>



<p></p>
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		<title>il suono del silenzio</title>
		<link>https://www.irenecao.it/blog/il-suono-del-silenzio/</link>
		
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2020 22:04:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È quasi mezzogiorno e nel paesino in cui abito, sulla linea di confine tra Friuli e Veneto, regna un silenzio assordante.Qui il silenzio c’è sempre stato, ora però si sente di più.Questo era il paesino dei “camminatori”, dei podisti, dei runner, dei ciclisti, dei biker. Il rumore dei loro passi, dei respiri corti, dei raggi ...</p>
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<p>È quasi <strong>mezzogiorno</strong> e nel paesino in cui abito, sulla linea di confine tra <strong>Friuli</strong> e <strong>Veneto</strong>, regna un <strong>silenzio assordante</strong>.<br>Qui il silenzio c’è sempre stato, ora però si sente di più.<br>Questo era il paesino dei “<strong>camminatori</strong>”, dei podisti, dei runner, dei ciclisti, dei biker. Il rumore dei loro passi, dei respiri corti, dei raggi delle biciclette, delle voci di gruppo è stato sostituito da un unico suono avvolgente: il <strong>silenzio</strong>. Lo so, è un po’ strano come concetto, perché in teoria il silenzio è il contrario del suono, ma più mi immergo in questi giorni, più mi rendo conto di quanto sia potente il suono del silenzio: è qualcosa che tocca le corde dell’anima, «<strong>è talmente forte da spaventare</strong>», mi ha detto un’amica da sempre abituata a stare nel rumore.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img src="https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/piazza-san-marco_stevena-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-3820" srcset="https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/piazza-san-marco_stevena-1024x768.jpg 1024w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/piazza-san-marco_stevena-300x225.jpg 300w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/piazza-san-marco_stevena-768x576.jpg 768w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/piazza-san-marco_stevena-1536x1152.jpg 1536w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/piazza-san-marco_stevena-2048x1536.jpg 2048w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/piazza-san-marco_stevena-500x375.jpg 500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Stevenà &#8211; Piazza San Marco (foto dell&#8217;autrice)</figcaption></figure>



<h4>il silenzio e la paura</h4>



<p>Da diversi anni, più o meno da quando ho deciso di provare a diventare una “<strong>scrittrice</strong>”, mi sono addestrata a convivere con il silenzio, calandomi totalmente nella sua dimensione. Stavolta però è diverso, perché è un silenzio che si porta addosso la <strong>paura</strong>: la paura di ciò che abbiamo vissuto, di ciò che stiamo vivendo ora, di ciò che vivremo nel <em>dopo</em>.<br>Ed è proprio sulla paura che verteva il brano del <strong>Vangelo</strong> letto venerdì scorso sul sagrato della Basilica di San Pietro, prima che il Papa impartisse al mondo la <strong>Benedizione “Urbi et Orbi”</strong>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“Il vento cessò e ci fu grande bonaccia.<br>Poi disse loro: «Perché avete paura?»”<br>(Vg. Marco 4, 40)</p></blockquote>



<p>Ciascuno di noi in questo momento ha paura. C’è chi tenta di esorcizzare questo sentimento con l’ironia o dedicandosi, se può, ad azioni che lo fanno stare bene (io, per esempio, alzo al massimo il volume delle casse e mi metto a ballare in casa). Fondamentalmente credo che ogni paura, anche la più insignificante, celi dentro di sé il seme della paura più grande e atavica: <strong>la paura di morire</strong>.<br>Non siamo mai pronti dinnanzi alla morte, non sappiamo confrontarci con il suo mistero.<br>Ma non è della paura che voglio parlare nell’articolo di oggi.</p>



<h4>Il silenzio e il ricordo</h4>



<p>Dicevo del silenzio e del suono che il silenzio ha assunto in questo momento particolare: un suono che ricorderò per sempre. Come, per sempre, resteranno impresse nella mia memoria le immagini del <strong>Papa</strong>, un Uomo affaticato e solo, che con coraggio si affaccia su una <strong>Roma deserta</strong> e innalza il Santissimo Sacramento ai quattro angoli del mondo. Il suono delle campane si confonde a quello delle sirene di un’ambulanza, mentre la pioggia cade scrosciante sul sagrato di Piazza San Pietro e una nuvola di incenso sale nel cielo.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Coronavirus, papa Francesco da solo in piazza San Pietro: le immagini che entreranno nella storia" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/N5pLQ2G8GK0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>È un attimo e i miei occhi si fanno lucidi, il mio cuore libera un pianto che sale fino alla gola, mentre la mia mano cerca teneramente quella di mia madre, seduta sul divano a un metro da me, nel giorno del suo settantasettesimo compleanno. Le nostre bocche sono mute, ma i nostri occhi parlano e in silenzio dicono: «<strong>Io ci sono</strong>».<br>Ecco, quel silenzio pieno e irripetibile non potrò mai dimenticarlo.</p>



<h4>io ci sono</h4>



<p>«Io ci sono»: se potete, in questi giorni particolari, ditelo con amorevolezza alle persone intorno a voi. E se intorno a voi non c’è nessuno, ditelo a voi stessi. Perché dentro quell’<em>Io</em> c’è sempre un <em>Noi</em>, che crediate o no.<br>Forse indossare per un po’ <strong>mascherine</strong> e <strong>guanti</strong> ci farà usare meglio le nostre <strong>bocche</strong> e le nostre <strong>mani</strong>. Forse in futuro<strong> le nostre parole usciranno con meno violenza e le nostre mani avranno più cura </strong>verso ciò che toccano. Forse diventeremo più delicati, avremo più rispetto l’uno dell’altro. O invece accadrà tutto il contrario, come in un moto spasmodico e dissennato di liberazione collettiva? Chissà, io tifo per la prima delle due ipotesi.<br>Per oggi vi saluto qui, ho detto abbastanza.<br>A giovedì prossimo.</p>
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		<title>tutto andrà bene</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2020 23:23:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>C’era un tempo in cui un abbraccio sembrava un gesto normale. È a quel tempo che risale la foto scelta per la copertina dell&#8217;articolo di oggi. Una foto di scena scattata durante le riprese del mio film Onyria-the Dream of Love, dove di abbracci, tra attori e troupe, ce ne sono stati davvero tanti. Un ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>C’era un tempo in cui un <strong>abbraccio</strong> sembrava un
gesto normale.</p>



<p>È a quel tempo che risale la foto scelta per la copertina dell&#8217;articolo di oggi. Una foto di scena scattata durante le riprese del mio film <strong><em><a href="https://youtu.be/CHwmdbnCI_4" class="ek-link">Onyria-the Dream of Love</a></em></strong>, dove di abbracci, tra attori e troupe, ce ne sono stati davvero tanti. Un tempo che sembra lontanissimo.</p>



<p>Da quasi un mese siamo immersi in una dimensione che mai avremmo immaginato di vivere. È un momento storico unico e, c’è da augurarsi, irripetibile, in cui stiamo sperimentando nuovi modi e nuove abitudini.</p>



<p>Non citerò per nome l’<strong><em>entità</em></strong> che ha generato questa nuova dimensione di vita, dato che quel nome, insieme alla <em>paura</em> che si porta addosso, ha saturato qualsiasi motore di ricerca sul web ed è entrato prepotentemente nelle nostre vite, nelle nostre menti, nei nostri corpi.</p>



<h4>il dopo</h4>



<p>In questo articolo voglio provare a immaginare come sarà il
<strong><em>dopo</em></strong>. Perché, anche se non sarà subito, anche se sarà fra mesi, ci
sarà un dopo e dobbiamo prepararci a viverlo.</p>



<p>Arriverà un giorno in cui potremo stringere mani, dare abbracci, pacche sulle spalle, carezze, baci.</p>



<p>Arriverà un giorno in cui le <strong>distanze fisiche</strong> si accorceranno fino a dissolversi e lo spazio non sarà più di <em>esclusione</em> ma di <em>inclusione</em>. Sarà uno spazio pieno di suoni e rumori, uno spazio in cui i silenzi saranno meno assordanti. Ci vorrà tempo e, all’inizio del <em>dopo</em>, tutto ci sembrerà strano, forse più strano di adesso.</p>



<h4>l&#8217;adesso</h4>



<p><strong>Un <em>adesso</em> che ci chiede di stare fermi</strong>: cosa che non eravamo più abituati a fare.<br>Stare fermi e con noi stessi. Non so se ci stiamo veramente riuscendo. Sui <strong>Social</strong> c’è un traffico mai visto prima, su Facebook e Instagram imperversano le dirette video, sui nostri telefoni le chat sono bombardate, e quel silenzio potente che regna fuori si spegne dentro, nel rumore confuso della nostra interiorità incapace di stare sola.</p>



<p>Qualche
giorno fa un’amica, scherzando, mi ha detto: «Sai quali saranno le categorie
professionali più richieste, quando tutto questo finirà?». «Quali?» ho chiesto
io, curiosa. «Gli <strong>psicologi</strong>, i <strong>dietologi</strong>, gli <strong>avvocati divorzisti</strong>.»
Lì per lì siamo scoppiate entrambe in una fragorosa risata. Un attimo dopo,
però, mi sono messa a pensare: alle paure ataviche (e chi non ha paura di
morire? o di restare solo?), alla fame d’amore (che nessun cibo può
sostituire), a chi dice di amare (ma poi mente a sé stesso e all’altro).</p>



<p>Ecco, io mi auguro che nel <strong><em>dopo</em></strong> che arriverà ci sia più verità, meno ipocrisia, più rispetto, meno violenza, più leggerezza, meno superficialità, più gioia, meno tristezza, più dialogo, meno polemiche, più sete di cose vive, meno fame di cose inutili.</p>



<h4>noi e l&#8217;italia</h4>



<p>Forse quell’entità innominabile, che di per sé non ha vita propria e si sviluppa solo all’interno di una cellula, è arrivata anche per insegnarci a vivere in modo migliore. Quando noi festeggeremo, l’<strong><em>Innominabile</em></strong> se ne sarà già andato. Starà a noi, allora, continuare a vivere come persone migliori. Non andrà tutto bene a caso. Andrà tutto bene, se con coraggio, onestà e qualche sacrificio sapremo tenderci la mano l’un l’altro, per ricostruire su nuove basi un’intera nazione. Ma l’Italia è maestra in cadute e ricostruzioni, la grande Storia ce lo insegna insieme alle piccole storie di ogni giorno. Come la storia di questo video straordinario, realizzato da un gruppo di ragazzi italiani, che vi consiglio vivamente di guardare e ascoltare: <strong>#ITALIARISPLENDI </strong>è un inno, coraggioso e commovente, alla Bellezza dell’Italia, al suo patrimonio umano, storico, artistico e culturale. </p>



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</div></figure>



<p>Sono certa che <strong>#tuttoandràbene</strong>,
come recita l’hashtag più in voga in questi giorni. Sì, tutto andrà bene. E <strong>dipenderà
da Noi</strong>.</p>



<p>Per oggi #FattoreB vi saluta e vi dà appuntamento al prossimo <strong>giovedì</strong>.</p>
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