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	<title>silenzio &#8211; Irene Cao</title>
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	<title>silenzio &#8211; Irene Cao</title>
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		<title>il suono del silenzio</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2020 22:04:00 +0000</pubDate>
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<p>È quasi <strong>mezzogiorno</strong> e nel paesino in cui abito, sulla linea di confine tra <strong>Friuli</strong> e <strong>Veneto</strong>, regna un <strong>silenzio assordante</strong>.<br>Qui il silenzio c’è sempre stato, ora però si sente di più.<br>Questo era il paesino dei “<strong>camminatori</strong>”, dei podisti, dei runner, dei ciclisti, dei biker. Il rumore dei loro passi, dei respiri corti, dei raggi delle biciclette, delle voci di gruppo è stato sostituito da un unico suono avvolgente: il <strong>silenzio</strong>. Lo so, è un po’ strano come concetto, perché in teoria il silenzio è il contrario del suono, ma più mi immergo in questi giorni, più mi rendo conto di quanto sia potente il suono del silenzio: è qualcosa che tocca le corde dell’anima, «<strong>è talmente forte da spaventare</strong>», mi ha detto un’amica da sempre abituata a stare nel rumore.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img src="https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/piazza-san-marco_stevena-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-3820" srcset="https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/piazza-san-marco_stevena-1024x768.jpg 1024w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/piazza-san-marco_stevena-300x225.jpg 300w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/piazza-san-marco_stevena-768x576.jpg 768w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/piazza-san-marco_stevena-1536x1152.jpg 1536w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/piazza-san-marco_stevena-2048x1536.jpg 2048w, https://www.irenecao.it/wp-content/uploads/2020/04/piazza-san-marco_stevena-500x375.jpg 500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Stevenà &#8211; Piazza San Marco (foto dell&#8217;autrice)</figcaption></figure>



<h4>il silenzio e la paura</h4>



<p>Da diversi anni, più o meno da quando ho deciso di provare a diventare una “<strong>scrittrice</strong>”, mi sono addestrata a convivere con il silenzio, calandomi totalmente nella sua dimensione. Stavolta però è diverso, perché è un silenzio che si porta addosso la <strong>paura</strong>: la paura di ciò che abbiamo vissuto, di ciò che stiamo vivendo ora, di ciò che vivremo nel <em>dopo</em>.<br>Ed è proprio sulla paura che verteva il brano del <strong>Vangelo</strong> letto venerdì scorso sul sagrato della Basilica di San Pietro, prima che il Papa impartisse al mondo la <strong>Benedizione “Urbi et Orbi”</strong>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“Il vento cessò e ci fu grande bonaccia.<br>Poi disse loro: «Perché avete paura?»”<br>(Vg. Marco 4, 40)</p></blockquote>



<p>Ciascuno di noi in questo momento ha paura. C’è chi tenta di esorcizzare questo sentimento con l’ironia o dedicandosi, se può, ad azioni che lo fanno stare bene (io, per esempio, alzo al massimo il volume delle casse e mi metto a ballare in casa). Fondamentalmente credo che ogni paura, anche la più insignificante, celi dentro di sé il seme della paura più grande e atavica: <strong>la paura di morire</strong>.<br>Non siamo mai pronti dinnanzi alla morte, non sappiamo confrontarci con il suo mistero.<br>Ma non è della paura che voglio parlare nell’articolo di oggi.</p>



<h4>Il silenzio e il ricordo</h4>



<p>Dicevo del silenzio e del suono che il silenzio ha assunto in questo momento particolare: un suono che ricorderò per sempre. Come, per sempre, resteranno impresse nella mia memoria le immagini del <strong>Papa</strong>, un Uomo affaticato e solo, che con coraggio si affaccia su una <strong>Roma deserta</strong> e innalza il Santissimo Sacramento ai quattro angoli del mondo. Il suono delle campane si confonde a quello delle sirene di un’ambulanza, mentre la pioggia cade scrosciante sul sagrato di Piazza San Pietro e una nuvola di incenso sale nel cielo.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Coronavirus, papa Francesco da solo in piazza San Pietro: le immagini che entreranno nella storia" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/N5pLQ2G8GK0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>È un attimo e i miei occhi si fanno lucidi, il mio cuore libera un pianto che sale fino alla gola, mentre la mia mano cerca teneramente quella di mia madre, seduta sul divano a un metro da me, nel giorno del suo settantasettesimo compleanno. Le nostre bocche sono mute, ma i nostri occhi parlano e in silenzio dicono: «<strong>Io ci sono</strong>».<br>Ecco, quel silenzio pieno e irripetibile non potrò mai dimenticarlo.</p>



<h4>io ci sono</h4>



<p>«Io ci sono»: se potete, in questi giorni particolari, ditelo con amorevolezza alle persone intorno a voi. E se intorno a voi non c’è nessuno, ditelo a voi stessi. Perché dentro quell’<em>Io</em> c’è sempre un <em>Noi</em>, che crediate o no.<br>Forse indossare per un po’ <strong>mascherine</strong> e <strong>guanti</strong> ci farà usare meglio le nostre <strong>bocche</strong> e le nostre <strong>mani</strong>. Forse in futuro<strong> le nostre parole usciranno con meno violenza e le nostre mani avranno più cura </strong>verso ciò che toccano. Forse diventeremo più delicati, avremo più rispetto l’uno dell’altro. O invece accadrà tutto il contrario, come in un moto spasmodico e dissennato di liberazione collettiva? Chissà, io tifo per la prima delle due ipotesi.<br>Per oggi vi saluto qui, ho detto abbastanza.<br>A giovedì prossimo.</p>
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		<title>Sorridere nel silenzio</title>
		<link>https://www.irenecao.it/blog/sorridere-nel-silenzio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[super]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2015 19:42:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[irene cao]]></category>
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		<category><![CDATA[scrivere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In molti mi chiedete: quando uscirà il nuovo romanzo? Bisogna saper aspettare, capacità che forse abbiamo un po’ perso, in quest’epoca in cui tutto sembra velocissimo. Da tempo sto lavorando a un’idea, ma non so ancora quanto ci metterò per svilupparla. So solo che quest’idea diventerà libro: la storia e i personaggi albergano nella mia ...</p>
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<p>In molti mi chiedete: quando uscirà il nuovo romanzo?</p>



<p>Bisogna saper aspettare, capacità che forse abbiamo un po’ perso, in quest’epoca in cui tutto sembra velocissimo.</p>



<p>Da tempo sto lavorando a un’idea, ma non so ancora quanto ci metterò per svilupparla. So solo che quest’idea diventerà libro: la storia e i personaggi albergano nella mia mente da mesi, ho fatto varie ricerche e continuo a studiare ogni giorno.</p>



<p>Ma non è di questo che voglio parlare nel post di stasera. Voglio raccontarvi di quanto possa essere difficile stare in silenzio e, nel silenzio, provare a mettersi in contatto con la parte più autentica di noi stessi.</p>



<p>In questi ultimi giorni di silenzio ho incontrato ricordi, emozioni, fotogrammi di vita. Ho provato a fare pace con persone che non sento più ma a cui ho voluto bene, ho provato a dar loro amore, ad avvolgerli di pensieri luminosi, a sorridere insieme a loro.</p>



<p>Il sorriso è un’arma potentissima. Anche grazie al sorriso, ho sentito l’anima in equilibrio. Per scrivere devo essere in perfetto equilibrio dentro, avere il cuore pieno.</p>



<p>Raramente, nel compiere un’azione, stiamo attenti agli effetti positivi o negativi dello stato d’animo nel quale ci troviamo. Spesso ci mostriamo noncuranti o superficiali perfino con gli esseri che amiamo. Se siamo tristi o infelici e andiamo ad abbracciare qualcuno per cercare conforto, rischiamo di trasmettergli le nostre amarezze. Quando ci sentiamo nervosi, irritati o di cattivo umore, non dovremmo toccare gli altri, soprattutto i bambini. Gli abbracci dovrebbero solo servire a trasmettere amore. Così, quando cuciniamo, dovremmo essere in pace, avere la piena coscienza che il cibo che stiamo preparando si impregna dei nostri pensieri e sentimenti (pensieri e sentimenti che verranno poi assorbiti, insieme al cibo, dagli invitati a cena). Per la scrittura funziona allo stesso modo. È un atto generoso, da compiersi con il cuore aperto e la mente illuminata. Impariamo perciò, in generale, a riporre maggiore attenzione in ogni nostro gesto, a sviluppare la nostra coscienza e sensibilità.</p>



<p>Godiamoci ciò che resta dell’estate con libertà, sapendo che uno spirito è libero quando niente lo rende schiavo.</p>
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